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Si parla del ROP su l’ Arena 3

Su l’ Arena – Ho inventato il ROP: Rock e Pop. È la musica della speranza. «E ora voglio incontrare Jovanotti, il precursore del “penso positivo”»

Maurizio Bello. Ha un passato da professionista come musicista.
La chiama folgorazione. Un’intuizione passeggiando per le vie della musica. Maurizio Bello, imprenditore veronese con un passato da professionista nel mondo delle note a cavallo dei ruggenti anni Sessanta, ha inventato il Rop. Un modo nuovo, a suo dire, di catalogare e convogliare la musica considerata esclusivamente positiva. In grado di trasmettere speranza e sensazioni benefiche. «Sia inteso», premette, «non sono qui a raccontare la favola di chi pensa di avere inventato un nuovo genere musicale. Questo, no.

 

Il Rop è un modo di fare e pensare musica in maniera esclusivamente positiva. E il mio compito è stato quello di catalogare tutti quei generi musicali che presentano connotazioni di questo tipo. Escludo negatività, linguaggio scurrile. Contemplo esclusivamente la speranza di un mondo migliore attraverso le parole e la musica. Speranza e amore. Uno spiraglio per chi soffre, sa di soffrire, ma anche per chi ama o ha perso l’amore, ma non si arrende alla negatività degli eventi. E qui entra in ballo il Rop, la musica del sorriso, della speranza, della positività». «L’architrave del mio pensiero è questa: non sto inventando musica nuova, la sto catalogando, cercando di incanalare tutti i generi che contemplano il Rop in un’unica forma mentis, cioè la musica positiva», prosegue. «Sono convinto che la musica positiva esista da sempre. Mai nessuno, però, ha pensato di catalogarla. Io vado a cercare i messaggi positivi che la melodia contiene e non faccio altro che metterli insieme. Tanti generi, un solo Rop».. Curiosità che solletica.
Ma che cosa significa esattamente la sigla Rop?

«Fusione. Totale. Tra rock e pop, e comprende pure blues e jazz. Tutto ciò che è positivo è rop». Bello ha una missione da portare a termine: «Incontrare Lorenzo Jovanotti, l’artista del “penso positivo”. Lui è stato uno dei primi ad incanalare il messaggio della musica che regala speranza e sorrisi». Melodie ed interpretazioni fanno la differenza. Bello ha una storia particolare. Negli anni Sessanta si è «dimenticato» di essere geometra e ha iniziato a girare l’Italia con la sua band, I Crack. «Vivevo di musica, suonavo tutti i giorni. Il nostro era rock underground. Abbiamo fatto più volte da spalla ai grandi dell’epoca: Pfm, Pooh, Lucio Dalla, Nomadi». Poi Bello smette, abbandona la musica, che riprenderà negli anni Novanta coinvolgendo tutti e tre i suoi figli. «Creiamo la Blues Family Band. Io e i miei tre ragazzini giriamo i locali veronesi. Ma i tempi per pensare il rop non erano ancora maturi». Succede tutto due anni fa. «Quando improvvisamente mi si apre un mondo. Comincio a trovare le rime giuste. I pensieri fluiscono. Scrivo, produco. Trovo testi e melodie rimasti sepolti per anni. La musica torna ad essere compagna di vita. Nasce l’idea del Rop». Maurizio ha un sito tutto suo: mauricemusic.it. Dove spiega il rop e mette in vetrina i suoi lavori. Tre cd pronti per essere ascoltati. E già molto cliccati. Provare. Per credere.

 

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